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Arte

I recenti lavori di restauro che hanno messo in luce – nella chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo – un pregevole affresco cinquecentesco sopra la porticina che immette in sacrestia, offrono lo spunto per stendere alcune brevi note sulle opere d’arte di questa chiesa che, stranamente, non è mai stata fino ad oggi presa in considerazione, così che non solo non possediamo (com’è invece per la quasi totalità delle chiese friulane) una monografia, ma nemmeno quattro righe su un qualche foglio locale.

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Eppure si tratta di un edificio già esistente agli inizi del XVI secolo, ristrutturato nel Settecento e nell’Ottocento, di forme architettoniche chiare e lineari, modeste ma non spregevoli, con un campanile settecentesco dal preciso gusto «friulano», cui la pulitura appena effettuata ha ridato l’originaria piacevolezza.
Una chiesa che deve dunque aver avuto i suoi
momenti di storia e di vita che ricerche d’archivio – che ci auguriamo vengano al più presto scolte – sapranno certamente restituire.
Ma veniamo alle opere d’arte cominciando da quelle che offrono una datazione più antica: ad esempio la porta in pietra che da in sacrestia, fatta con stipiti ed architrave recuperati dall’antico portale d’ingresso. Due scritte interessano sul piano storico ed artistico, quella sull’architrave che ricorda l’anno di esecuzione (GRATIARVM MATRI MARIAE / T. LEONARDO DE MAYNA ET RVSALEM CAMERAR-. 150V, cioè: «A Maria Madre di Grazie / Al tempo dei camerari Leonardo de Maina e Rusalem, 1505) e sullo stipite sinistro con il nome dell’autore [ZVA(N) DE PIE/RO E MALEGNI(N) LA FATA (SCOL)PIR / DE MESTRO B/RVNIS DE VARIA(N) / 150VI]. Opera dunque del 1505-1506 fatta dallo sconosciuto maestro Brunis di Variano, forse uno dei tanti scalpellini che sulla scia delle invenzioni dei maestri lombardi portavano il gusto della decorazione della pietra fin nelle chiesette sperdute.
I motivi decorativi, a bassorilievo appena accennato, sono vicini a quelli che si ritrovano nei portali delle chiese di Ariis, Camino al Tagliamento, Gradisca di Sedegliano, Sedegliano eccetera, tutti opera del Pilacorte. Al quale scultore (Giovanni Antonio Pilacorte di Carena, sul lago di Lugano, ma residente a Spilimbergo prima e Pordenone poi, attivo fra la fine dei XV e l’inizio del XVI secolo in tutto il Friuli e particolarmente nella zona del medio Tagliamento) si possono assegnare due statue in pietra raffiguranti la Madonna con il Bambino e Sant’Antonio abate, sorprendenti per la buona impostazione, la notevole abilità dell’intaglio ed il preciso gusto ritrattistico. Sulla statua di S. Antonio, una scritta mutila sembra potersi leggere come: IO. ANTONI. PIL.., e costituire pertanto la firma stessa dell’artista.
In questi stessi anni viene eseguita la pila dell’acqua santa (1505) e viene affrescato (forse intorno al 1510) il muro dell’attuale coro, dove ora è ritornato alla luce un episodio della vita di Cristo, cioè San Giovanni Battista che battezza Gesù alla presenza di due angeli. È questo un pezzo indubbiamente interessante, con figure dalla marcata linea di contorno, colori vivi e contrastati, paesaggio schemizzato al massimo. Autore ne fu senz’altro quel Gian Paolo Thanner, figlio del bavarese intagliatore in legno Leonardo, che ha lasciato all’inizio del Cinquecento interi cicli d’affreschi nelle chiesette friulane della val Torre, a Ramandolo, Magredis, Reana, Buttrio, Camino di Buttrio eccetera, fino a Zugliano (chiesetta di S. Daniele) e Variano (chiesa di S. Leonardo) qualificandosi come un piacevole pittore naïf non ignaro di quanto si stava producendo negli ambienti culturali più aggiornati.
Facendo un salto di un paio di centinaia d’anni, ricordiamo l’altare marmoreo settecentesco, con paliotto in bassorilievo (due putti, l’uno con grappoli d’uva, l’altro con spighe, così com’era frequente negli altari dell’epoca: erano simboli cristiani ma riflettevano anche la realtà economica friulana): non se ne conosce l’autore, così come ignoto è il pittore che ha dipinto la bella pala di San Valentino (con una deliziosa immagine, in basso a destra, dell’antica parrocchiale) restaurata nel 1731 da certo G.P.Z.
È invece conosciuto (rimangono i documenti nel «Rotolo dell’Entrata della Veneranda chiesa di S. Michele di Sclaunicco») colui che affrescò nel 1802 (epoca in cui fervevano i lavori di riordino dell’edificio) il soffitto della chiesa con le figure dei Santi Michele Arcangelo, Valentino, Gerolamo (?) e la Madonna tra nubi: è il mediocre Carlo Soldi, di Tarcento, che mise a punto la sua conoscenza degli ambienti accademici veneziani, dipingendo però figure manierate, sgrammaticate e prive di forza.
Conosciuto è anche, infine, il pittore Filippo Giuseppini, cui Sclaunicco affidò (ma con i soldi del dott. Pagani) il compito di dipingere un’altra pala di San Valentino, ciò ch’egli fece nel 1856. Composizione tutto sommato accettabile, che mette in luce i morbidi chiaroscuri e gli indovinati impasti coloristici di un pittore che fu celebre nel secolo scorso soprattutto per i suoi quadri storici, come l’episodio del Diluvio Universale (ora al Museo di Udine) che gli valse lodi esagerate fin sui giornali nazionali.
Ci sono altri affreschi, tele, sculture, oreficerie di cui varrebbe la pena di dir qualcosa: per intanto -tuttavia – basti aver attirato l’attenzione sui pezzi nominati. Un discorso, pur breve, sulla chiesa di Sclaunicco non può comunque ignorare l’opera d’arte più importante del paese: il crocifisso duecentesco (e c’è chi lo data addirittura al secolo precedente) in bronzo e rame dorati, con smalti azzurri e pietre dure colorate. Un autentico gioiello, esposto nel 1963 alla «Mostra dell’oreficeria sacra in Friuli», avvicinabile – per gusto almeno – ai grandi tesori dell’arte italiana, come ad esempio la pala d’oro di San Marco a Venezia.
Su come e quando sia giunto a Sclaunicco questo tesoro non è possibile dire: tra i tanti misteri della chiesa di S. Michele, questo è però probabilmente l’unico destinato a rimanere tale.
Giuseppe Bergamini

Tratto dalla pubblicazione fatta dalla Parrocchia di San Michele Arc. di Sclaunicco in occasione del restauro della Parrocchiale nel 1983 e curata da Don Giuseppe Faidutti

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