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Tradizioni religiose

In una relazione al Patriarca d’Aquileia del 1620 si accenna alla consacrazione della Cappella o vecchia chiesa di S. Michele Arc. di Sclaunicco, con un riferimento alla prima domenica di maggio.
La suddetta chiesa paga regolarmente l’affitto al marchese Savorgnan (di Flambro?) per un diritto patronale; corrisponde annualmente al pievano di S. Maria una discreta somma in forza di un legato ed una minore per un livello. In particolare l’obbligo del Pievano è quello di presiedere l’eucaristia 18 domeniche l’anno: nella festività degli Apostoli, nella seconda festa di Pasqua, nei tre giorni delle rogazioni, nel giorno anniversario della consacrazione della Chiesa, a Pentecoste, nella festa della SS. Trinità, di S. Michele, di S. Valentino e in cinque giorni di quaresima per le confessioni.
Nella vecchia Chiesa doveva esistere un altare dedicato alla SS. Trinità (derivato da Mortegliano?), uno a S. Antonio Abate (statua Chiesa?), uno a S. Francesco. Si parla, pure, di un culto agli Angeli custodi, a S. Francesco con messa nel giorno delle stimmate, a S. Biagio (Lestizza?), a S. Brigida, la cui immagine è forse riconoscibile in qualche pala d’altare, tuttora esistente. Ma con molta probabilità si trattava di soli tre altari, utilizzati per culti diversi, secondo le ricorrenze.
Il 12 luglio la comunità aveva un appuntamento importante per le rogazioni ad Aquileia, il 6 giugno a Udine; si recava con le croci a Titian (forse Madonna del Titiano, delle Grazie?), alla chiesa di S. Marco. Non mancavano i momenti di vita insieme che si concludevano solennemente con il pasto comune: alle rogazioni, a S. Michele (= vino, pane e lardo). Ogni anno, quasi sin sullo scorcio del 700, «si provvedevano alcuni boccali di vino per le comunioni dei fedeli».
Esistono tracce consistenti di almeno due confraternite, di cui la più importante è certamente quella di S. Antonio, già fiorente nel 1528, come fanno fede alcuni documenti d’ordine amministrativo nel turno dei Camerari e dei Priori, dal 1535 al 1560. Aveva in proprietà la «fraterna» di Misser Santo Antonio ed i relativi campi, detti del «santo», e regolarmente lavorati in comune. Gli impegni principali erano rappresentati dagli incontri conviviali alcune volte l’anno e soprattutto dalle «veglie» alla morte d’ogni confratello.
Un rotolo del 1649 accenna, poi, a dei debitori
verso la Fraterna di Misser Santo Valentino di Sclaonico, che doveva avere qualche provento e che normalmente copriva le spese per il servizio nel giorno del Santo nella proporzione di un pane a testa. Successivamente dovette assumere una certa importanza, com’fu del resto confermato da un’indulgenza concessa da Benedetto XIII in data 7-1-1729.
da alcune note di d. Ernesto Toffolutti

Tratto dalla pubblicazione fatta dalla Parrocchia di San Michele Arc. di Sclaunicco in occasione del restauro della Parrocchiale nel 1983 e curata da Don Giuseppe Faidutti

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